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otravez
chiedila se vuoi...
5 marzo 2008
dedicato a te, che non rispondi ma che comprendi

Penso che il vero amore sipuò trovare all’improvviso. Basta non avere fretta. Una donna va corteggiatacon amore e non con arroganza, arroganza che contraddistingue i giovani.Tramite l’amore e il romanticismo si può trovare la vera intesa che è in grado difolgorare il cuore di una ragazza rendendola parte integrante di te.  LA fretta di un  atto sessuale in un rapporto non èindicata, a mio parere, perché renderebbe il rapporto, un rapporto ambiguo,dove il vero amore interiore viene escluso. Il sesso deve arrivare, non perforza dopo il matrimonio, ma sicuramente dopo un lungo periodo dove l’unl’altro ci si capisce, anche quando si fa un sorriso, e si comprende il perchédi quel sorriso. Solo allora la coppia sarà pronta.

Alcune ragazze invece, noncapiscono, almeno, fanno finta di non capire, forse perché sono incapaci diamare e di trasmettere emozioni. Nascondersi dietro un “ non sono pronta”. Nonè il modo ideale di affrontare la situazione, o non rispondendo al cell. Sicreerebbero solo dei grandi punti di domanda. Che frantumerebbero un rapportodi amicizia iniziale, basato sull’affetto e sulla conoscenza, ma che nel tempo,avrebbe una grande percentuale di diventare u a storia d’amore. Piano piano.

 

Io credo nell’amore, eanche lei…non so cosa ci divida…..

Divertirsi a farmi staremale, a non comprendere. 




permalink | inviato da otravez il 5/3/2008 alle 12:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
9 febbraio 2008
l'amore

Ciaobloggher, ciao amici, ciao….Ritorno a scrivere, queste parole incerte, dopotanta solitudine interiore, dopo un bagno in una vasca nera, ritorno ascrivere, per la felicità di pochi, e per la tristezza di molti….. Di cose sonosuccesse in questi mesi, , finalmente, scrivo su 3 giornali onorabilissimi epoi….????

Poi mi sento mancare, una parte di me è morta un po di tempo fa….

Non riesco a trovare Ferdinando, se qualcuno lo trova mi faccia un fischio…..

Dove è finito l’amore???? Chiuso in una bottiglia, che naufraga in un oceano disensi….

L’amore si è perso insieme a Ferdinando….

Privo di dare segnali di fumo….”ma lei era un piccolo grande amore, mi manca da morire, quel suo piccolo grande amore”….Cosa sono queste frasi?, Un Baglioni che non aveva un cazzo da fare….oppure “quanto t ‘ho amato e quanto t’amo non lo sai”

Ache serve piangere, sorridere, regalare baci, lavorare fino alle 5 del mattino ogni giorno per poi sentirsi dire…studia….cosa????

Se tu mi avessi chiesto come stai? Ti parlo però senza fiato…

Oggi sono stato al Cristo re, bel panorama…. Ad ammirare le navi rientrare nel porto…piano piano…..

Ho bisogno di amore, di amare….

Ma l’unico amore che al momento si accetta è quello per un cane, unico vero mio amore….almeno lui ricambia..

Posso scrivere i versi...(Venti poesie d’amore…, XX) 
-Pablo Neruda 

Posso scrivere i versi più tristi stanotte. 

Scrivere, per esempio. "La notte è stellata, 
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza". 

E il vento della notte gira nel cielo e canta. 

Posso scrivere i versi più tristi stanotte. 
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava. 

In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia. 
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito. 

Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo. 
Come non amare i suoi grandi occhi fissi. 

Posso scrivere i versi più tristi stanotte. 
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa. 

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei. 
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato. 

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla. 
La notte è stellata e lei non è con me. 

Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano. 
La mia anima non si rassegna d'averla persa. 

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca. 
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me. 

La stessa notte che sbianca gli stessi alberi. 
Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi. 

Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata. 
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie. 

D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei





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29 settembre 2007
buon compleanno ferdy
 

1 ANNO, ESATTO, PER RICORDARE IL 29 SETTEMBRE DI UN ANNO Fa. Con la testa fasciata, e un orsacchiotto winnie, che mi faceva compagnia in quel letto gelido d’ospedale. Mi sembra di rivivere oggi, a distanza di un anno le stesse emozioni, la vocina che mi diceva, stai tranquillo, ed io, orgoglioso che non facevo passare nessun sentimento, aspettavo al buio per piangere dentro. Pregare per una non sofferenza, una perduta innocenza. Rivedo oggi alcune immagini che avevo deciso di conservare. È difficile parlare in questo momento. Pensieri confusi, che difficilmente metto insieme. Cercherò allora di non annoiarvi con i miei pensieri stupidi.

Cerchèrò per quanto possibile di immaginare che non sia successo niente. Ora mi vedo a sorridere per non piangere, pensando che il nemico che mi cresceva in testa era un amico… che mi consigliava su come uccidermi. Se aspettare che un neurochirurgo mi apra la testa, o farlo da me.

Ricordo l’infermiera cubana che con le sue tette sode mi misurava la pressione. Piccolo alta oggi la pressione…come mai?

Come glielo spiegavo che se stava un altro pò nella stanza diventavo papà???non capiva una mazza di italiano…ma sorrideva sempre, anche quando mi accompagnava lenta lenta nella sala operatoria. Rideva. Io non sapevo se ucciderla per la troppa ironia, o ridere anche io. “dai che l’altra vita non è così male…” “me lo ha appena detto il vecchietto che si è operato come te…” un sesto senso vissuto in prima persona. E ridevo… Sono entrato nella sala operatoria, e ricordo che la reggina doveva giocare con l’atalanta. Abbiamo pareggiato, poi il 15 ottobbre, ancora in ospedale ad esultare come un pazzo. Reggina-roma 1 a 0. Che bei ricordi. Ricordo l’ultimo giorno di ospedale: ho fatto arrivare 5 kg di dolci, tutto il reparto ha mangiato quel giorno…anche la signora che il giorno dopo ha perso la vita. Per un attimo, ha festeggiato con me….

E ora un paio di foto….:

Buon compleanno Ferdinando.




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25 settembre 2007
l'amore

Quando tutto sembra andare per il verso giusto....succede sempre qualcosa....
Lavoro ottimo, vita sociale ottima, vita sentimentale uno 0.ho bisogno di trovare una persona che mi completi. Con cui condividere le bellezze dei  nostri 20 anni, o 21 o 21 o 23.
Che non sia materialista, ma romantica, dolce. Che sappia amare.
I giorni passano senza lei, sono vuoti, passo ore ed ore a pensarla tra le mie braccia ad ammirare il paesaggio dal cristo re. Leggendo pablo neruda, giocando con un diddle.
Aspetto solo te...perchè non ti accorgi???

Oltre il muro dei tuoi occhi

Ho visto un falco volare,

in un cielo azzurro

impigliato nell'universo.

Nel tuo letto le spine

Graffiano la mia schiena.

E la mia musa mi guarda

Dagli specchi;

ha denti aguzzi

che mordono le immagini.

Tu mi guardi.

Non sai cosa dire.

Il mio cuore è li per terra

Insieme la resto.

Salterò di nuovo

Tra le falene urticanti,

volerò con loro

fino alla fine.

Ho camminato nei deserti più caldi,

per trovare una rosa nera;

Ho scalato le montagne più rocciose,

per trovare una stella alpina;

Ho nuotato tra gli abissi più profondi,

per trovare le perle più preziose;

Poi un giorno,senza cercare,

ho trovato un tesoro che vale

più di ogni altra cosa...TE






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18 settembre 2007
Non bere prima di guidare......scegli la vita
 

Mamma, sono uscita con amici.
Sono andata ad una festa e mi sono ricordata quello che mi avevi detto:
di non bere alcolici.
Mi hai chiesto di non bere visto che dovevo guidare,
cosi ho bevuto una Sprite.
Mi son sentita orgogliosa di me stessa,
anche per aver ascoltato il modo in cui, dolcemente,
mi hai suggerito di non bere se dovevo guidare,
al contrario di quello che mi dicono alcuni amici.
Ho fatto una scelta sana ed il tuo consiglio è stato giusto.
Quando la festa e finita,
la gente ha iniziato a guidare senza essere in condizioni di farlo.
Io ho preso la mia macchina con la certezza che ero sobria.
Non potevo immaginare, mamma, ciò che mi aspettava...
Qualcosa di inaspettato!
Ora sono qui sdraiata sull'asfalto e sento un poliziotto che dice:
"Il ragazzo che ha provocato l'incidente era ubriaco".
Mamma, la sua voce sembra così lontana...
Il mio sangue è sparso dappertutto e sto cercando,con tutte le mie forze,
di non piangere.
Posso sentire i medici che dicono: "Questa ragazza non ce la farà".
Sono certa che il ragazzo alla guida dell'altra macchina
non se lo immaginava neanche,
mentre andava a tutta velocita.
Alla fine lui ha deciso di bere ed io adesso devo morire...
Perchè le persone fanno tutto questo, mamma?
Sapendo che distruggeranno delle vite?
Il dolore è come se mi pugnalasse con un centinaio di coltelli contemporaneamente.
Dì a mia sorella di non spaventarsi, mamma,
di a papà di essere forte.
Qualcuno doveva dire a quel ragazzo che non si deve bere e guidare...
Forse, se i suoi glielo avessero detto, io adesso sarei viva...
La mia respirazione si fa sempre piu debole e incomincio ad avere veramente paura...
Questi sono i miei ultimi momenti,
e mi sento così disperata...
Mi piacerebbe poterti abbracciare mamma,
mentre sono sdraiata, qui, morente.
Mi piacerebbe dirti che ti voglio bene per questo...
Ti voglio bene e.... addio.
Queste parole sono state scritte da un giornalista che era presente all'incidente.
La ragazza, mentre moriva, sussurrava queste parole
ed il giornalista scriveva...scioccato.
Questo giornalista ha iniziato una campagna contro la guida in stato di ebbrezza.
Se questo messaggio è arrivato fino a te e lo cancelli...
Potresti perdere l'opportunita, anche se non bevi,
di far capire a molte persone che la tua stessa vita è in pericolo.
Questo piccolo gesto può fare la differenza

Non ti costa nulla: mettilo nel tuo blog..




permalink | inviato da otravez il 18/9/2007 alle 11:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
13 settembre 2007
La versione del racconto dopo l'editing
 

                                               L’anno che verrà

Conosco Ferdinando da sempre. Conosco i suoi pensieri, i suoi sogni, come se fossimo la stessa persona. So quando ha attraversato quel confine magico, invisibile, che rende diversi. Dopo, hai smesso di essere incosciente. Un anno fa, all’inizio di luglio, Ferdinando ha capito per la prima volta l’importanza della vita. Era spensierato, aveva dato gli esami, aveva finito il primo anno di Università. Non aveva mai pensato alla morte. Invece, pensava spesso alla felicità, a come rendere indimenticabile ogni giorno dell’estate appena conquistata.

Aveva vent’anni ed era in vacanza: pantaloncini corti, una camicia piena di fiori, non era una persona, era un sorriso. Ma la vita è una medaglia a due facce, da una parte allegra, dall’altra triste. A lui, quella volta, toccava la parte triste.

Tornava a Reggio Calabria, quando gli si è annebbiata la vista. Ruggero, l’amico che era con lui, lo guardava impallidire. Preso dal panico, Paralizzato.

Ferdinando si lamentava. Dolori al cuore. Dolori alla testa. Qui comincia la storia, e soltanto io posso raccontarla, una piccola storia dove ci sono la vita e la morte, e alla fine, anche una sirena.

In ospedale lo soccorrono.

Si riprende.

La diagnosi: calo di zuccheri.

Lo dimettono.

Ma non è un falso allarme.

E’ una cosa seria.

Cominciano le visite, le radiografie, i pro e i contro, i sì e i no. Ricordo il risultato della prima Tac. Solo tre parole: “cisti aracnoidea frontale”. Niente di buono.

Ferdinando fa quello che farebbe chiunque. Si chiede: perché io? È difficile accettare la malattia. Difficile affrontare la morte. Lui non è pronto. Vuole vivere.

Cominciano i viaggi alla ricerca di un neurochirurgo in grado di operarlo. Lo trovano.

Ferdinando scopre la speranza, fiorita nel deserto delle sue paure come una pianta di ginestra tenace. Scopre l’amaro della disillusione. Può farcela, ma non è detto.

A un certo punto, in una notte molto infelice, scrive sul diario: “Sono chiuso in una caverna, al buio piango l’eterno riposo. Le pareti della mia anima si colorano di nero, preferisco morire da solo, tanto, poveretto è solo chi muore, i parenti e gli amici tengono tre giorni di lutto. Sono al capolinea. Ho deciso di andarmene, non aspetterò che un chirurgo mi faccia morire in una sala operatoria. Domani all’alba la mia vita sarà un dettaglio. Mia madre a lutto, dopo un mese farà un dolce al giorno per ricordare il figlio morto, il meno voluto. Il figlio di un errore. Mio padre aprirà il negozio regolarmente il martedì. Del bambino cresciuto tra un rasoio da barba e un taglio di capelli non rimarrà niente, solo un ricordo una volta l’anno, nel giorno dei morti”.

Parole di uno che gira sulla giostra. Che forse vuole morire, ma forse si compiange soltanto. Mentre scriveva, pensava sul serio di farla finita. Per fortuna erano parole, soltanto parole.

Ferdinando non si uccide. Parte per Roma, invece, con tutta la famiglia. Arriva all’accettazione dell’ospedale, una stanzetta piccola e buia. “Posto numero dodici”, gli ripete l’’infermiere. Il padre, la madre, i fratelli, escono. In quella stanza, posto numero dodici, Ferdinando comprende quanto sia importante la famiglia, ora che è solo, e si prepara per l’operazione.

E’ orgoglioso.

Finge di non aver paura.

Aspetta la notte per piangere, pensa alla vita, si accorge che è vicinissimo a perderla.

Gli mettono davanti un foglio, il consenso informato, che spiega i rischi dell’operazione.

Il terzo punto dice: ”Il paziente ha il cinquantatrè per cento di possibilità di morire”.

La mano gli trema.

Firma.

È l’ultimo giorno, prima del momento definitivo, la notte più lunga della sua vita. Guarda fisso la tapparella, spera che il sole non sorga.

All’improvviso è già mattina, e un’infermiera viene a tagliargli i capelli. Lo veste di verde, lo porta verso la sala operatoria. Fuori dalla stanza, trova la famiglia che, riunita in cerchio, lo guarda passare: “Un saluto!” grida la madre,” fatemelo salutare per l’ultima volta!” Ferdinando non riesce a trattenere le lacrime. Al pensiero di non rivederli, gli si blocca il respiro. Troppo tardi per parlare, troppo tardi per tutto.

La sala operatoria è fredda. Con gli occhi lacrimanti, fissa ogni particolare, il luccichio degli strumenti, un’ombra nell’angolo. Prima addormentarsi, guarda il neurochirurgo e gli dice: “Professore, me la fa una promessa? Se devo rimanere handicappato mi uccida, non abbia pietà.”

L’ultima frase, prima di sentire quell’odore di frutta che sale dalla maschera dell’ ossigeno. Un’anestesia profumata, pensa Ferdinando, ma non riesce a riconoscere la fragranza prima di precipitare nel buio. Mentre il chirurgo gli apre la testa in cerca della cisti aracnoidea frontale, il nemico che gli è cresciuto dentro, sogna la sua vita, o forse immagina soltanto di sognarla.

Ricorda un giorno di primavera, i fiori sbocciati nella campagne di Bovalino, il suo paese, uno di quei sabati con il mercato, le bancarelle e i bambini selvaggi che fanno scorribande su per i sentieri impaurendo le lucertole pigre, e corrono fino al Grande Ulivo, in cima alla collina. Uno di quei giorni in cui si trova il morto. Era soltanto uno zingaro slavo, dice qualcuno, qualcosa deve aver combinato dice un altro. Ricorda di essere fuggito, non ha lo stomaco per certe cose .

Ricorda il caldo, l’attesa impaziente della sera, i milioni di stelle accese sul cielo della Calabria, il mare che scandiva imperterrito, il ritmo di un tempo sconosciuto e infinito, mah…! Ricorda la rabbia per un mondo dove esistono regole antiche, dove non si può pensare, dove non si può sognare, perché gli ideali non contano, contano soltanto i soldi. Pensa alle giraffe, che avevano il collo corto e guarda un po’ come sono cambiate. Pensa che ci vorrebbe una mutazione genetica anche per gli uomini, in Calabria. Pensa, nel sogno dell’anestesia, che, se avrà un domani, non farà grandi cose come guidare una rivoluzione (e ne occorrerebbe una…) o conquistare il mondo, ma vivrà normalmente, di piccoli gesti. Di cose che abbiano un significato.

Ferdinando si sveglia: l’operazione è andata bene. Gli resta in mente l’immagine di una sirena che non smette di fissarlo, avvolta da una luce irreale. La sirena gli dice: “Ferdinando, hai vinto”. Forse ha vinto la vita, chissà. Apre gli occhi e vede la madre con un rosario in mano. Prega. E’ il primo di ottobre, e a Benestare, il paese dei nonni, si festeggia la Madonna del Rosario. La Madonna ha il volto della sirena, ha il volto di sua madre con il rosario sul cuore.

È passato quasi un anno dall’operazione. Ferdinando ripensa continuamente al giorno in cui voleva uccidersi. Sbagliava. Ora lo sa. Perciò si è messo a scrivere e vi ha raccontato la sua storia. Ha deciso che la sua nuova vita comincia adesso, con queste righe incerte, con le parole che diventano segni, che partono dal cuore, ma faticano a trovare la strada giusta, in uno stage per aspiranti scrittori.

Ferdinando Piccolo

3497901757




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8 settembre 2007
l'altra faccia della locride

 

Qualcuno l’ ha definita una riunione di n’drangheta se lo è allora io sono il primo ‘ndranghetista. Parole dure e provocatorie pronunciate da don Pino Stangio al termine della messa celebrata a Polsi il due settembre. Parole mirate a far ricredere tutti coloro che associano questo luogo sacro a un summit mafioso. È vero che a polsi un tempo le famiglie mafiose facevano riunioni attorno ad una quercia, ma era tanto tempo fa. La polsi di oggi non è così. Il pellegrino dopo un viaggio tumultuoso arriva alla sommità della montagna solo per adorare la vergine Maria. Qui c’e una grande riunione di fede. Purtroppo nella locride si cerca sempre di generalizzare e ingrandire gli eventi, trasformando San luca in un paese totalmente ‘ndranghetista e Polsi in una montagna desolata dove ogni anno si celebrano riti di iniziazione. La locride non è questo. Siamo abituati a leggere le notizie dai giornali credendo che in questa terra non ci sia niente di buono, che sia solo “una terra di sangue”. Non ci si ferma neanche a guardare le meraviglie che l’Aspromonte ci da, meraviglie annebbiate da un fumo che ci rende cechi. Hanno detto che San luca è un paese blindato, non è assolutamente vero, le persone tranquillamente passeggiano per le vie del paese, con la stessa tranquillità scendono a Bovalino, paese confinante. Si è cercato di infangare il nome della vergine Maria, dipingendola come la madre degli ‘ndranghetisti. Duisbug è stata per tutti una pagina nera della Calabria. Nonostante gli omicidi i fedeli hanno affollato le vie di Polsi, cantando e suonando. Stando a Polsi ho potuto controllare di persona se era vero quello che i giornali dicevano. Ma purtroppo non ho trovato nessuna “quercia sacra”, e non ho neanche visto le persone armate di fucile. Forse qualche giornalista ha il dono dell’immaginazione. Pur di avere la notizia è capace di far diventare una terra come la locride in una terra criminale . La gente onesta esiste, a San luca come a Bovalino, e la dimostrazione c’è stata ai funerali delle giovani vittime. Un’’intera popolazione stretta nel dolore ha sfilato vestita di bianco, in simbolo di pace. E il giorno dopo una carovana è partita per Polsi. Ormai siamo diventati un fenomeno da baraccone. Non sarà certo con l’arrivo dell’esercito che si sconfiggerà la ‘ndrangheta, ma è solo con la cultura e la legalità che si potrà dare un’immagine positiva a questa terra.

Ferdinando Piccolo




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27 giugno 2007
Il cavaliere e la nera Signora
 da un cavaliere al suo amico
“Stavolta non ce la farò. Lo so…”.
Mi scriveva così il mio giovane amico, ieri notte…
Disteso stancamente sulla mia giostra, sulla vecchia vettura a forma di Buick Riviera, all’improvviso alzai lo sguardo, verso l’altra sponda dello Stretto, e non ce la feci a trattenere le lacrime…
“Ma che cazzo stai dicendo, coglione!? Non è niente, vedrai! Non può succederti niente… Perché tu sei… TU… E sei forte, sei duro… Non ce la farà neppure stavolta, quella Puttana…”.
Le mie dita scrivevano rapide, e ogni tanto la mia mano destra si sollevava, per asciugare la paura che mi scendeva dagli occhi…
Perché il mio amico è una persona buona… Buona veramente… Buona di quella bontà disarmante, che fa sorridere, che ti fa pensare: “Ma esistono ancora persone così…”
Uno di quegli amici che, anche quando sei incazzato, anche quando hai i tuoi problemi, riesce a farteli mettere da parte, a stemperare le amarezze. Semplicemente con la sua voce, con uno sguardo o una pacca sulla spalla…
Ieri notte ero lì, vicino a lui e al tempo stesso così distante…
“Che cavaliere del cazzo sono” – pensavo – “se non riesco a proteggere i miei amici?”.
“A cosa servono la corazza, l’elmo e la spada se poi non ci sono draghi da trafiggere?! Se il mostro da combattere è così infido e invisibile da non poterlo neppure affrontare?”.
“Non ti posso difendere” – mi dissi – “ma almeno una cosa la posso fare…”
E allora chiusi gli occhi.
La mia giostra, piano piano, scomparve, dissolvendosi nel buio della notte. E con essa anch’io. Mi ritrovai nella stanza del mio amico. Mi sedetti accanto a lui. Non mi vide, ma ero lì. Iniziammo a parlare d’altro. E mi chiese di quell’oggetto che gli era tanto piaciuto… Ne avrebbe tanto voluto uno uguale… Gli promisi che lo avrebbe avuto. Uguale. Gli dissi che però sarebbe dovuto venire lui a prenderselo. Qui… Perché ce l’avrebbe fatta… Anche stavolta…
Dopo un po’ mi disse che si era stancato. Che era tardi. Che l’indomani avrebbe avuto quell’esame che tanto gliela faceva fare sotto. E che terrorizzerebbe chiunque abbia già odorato l’alito fetido di quella Troia mentre prova a baciarti…
Io lo so… Perché è dalla nascita che ci prova con me… Ma finora la mia voglia di vivere l’ha sempre spuntata…
“E la spunterai nuovamente pure tu…” – pensai, ancora, prima di salutare il mio amico – “Perché tu sei… TU…”
Piansi ancora, prima di addormentarmi. Provavo paura, è vero… Ma lui non l’avrebbe capito. O almeno si sarebbe convinto che non ne provassi…
Stamattina, prima di raggiungere il mio eremo, in cui preparerò l’assalto alle prossime due materie, ho fatto una breve tappa presso quello che, ormai, è diventato il mio fornitore abituale di… oggetti. Ne ho ordinato uno per il mio amico. Perché sapevo, ero sicuro che se lo sarebbe venuto a prendere presto…
Ho poi raggiunto la mia fortezza solitaria, insieme a quell’altro compagno di battaglie, quello con gli occhi azzurri e la morale di porfido. E per un’ora almeno non si è parlato d’altro che della realtà da studiare. Poi, durante una pausa, gli ho raccontato le mie angoscie, la mia paura per il giovane amico. Lui mi è stato ad ascoltare, come al solito. E non mi ha fatto pesare la mia fragilità e le gocce di tristezza che, nuovamente, scendevano copiose.
Ma, proprio in quel momento, un messaggio… E di colpo le lacrime si sono dissolte in un sorriso di felicità… Allora ho chiamato il mio amico per dirglielo. Per dirgli che avevo avuto ragione. Che il più forte era ancora lui…
Non gli ho detto dell’oggetto. Probabilmente lo scoprirà leggendo questa ennesima prova della follia del cavaliere pazzo…
E allora, amico mio… Sappi che sono qui che ti aspetto… Vieni quando vuoi… Ma senza fretta…
Il tempo, adesso, c’è…



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23 giugno 2007
l'anno che verrà
 

 

Il primo anno di università è finito e finalmente arriva un po’ di felicità, di spensieratezza, arriva l’estate e le giovani donzelle sbocciano come fiori a primavera. Ormai gli esami sono conclusi, è arrivato il tempo di divertirsi, per un mese, breve e spensierato. Gli universitari tornano a casa, si stringono a parenti ed amici. Era iniziata bene l’estate per Ferdinando, giovane ventenne, e ancora sognatore. Per lui doveva essere un’estate indimenticabile. Ricordo ancora il suo primo giorno da turista. Pantaloncini corti, una camicia esotica piena di fiori, il sorriso stampato sulla faccia, Ferdinando era felice, come lo deve essere un normale ragazzo di venti anni. Ma la vita spesso non è giusta e bella, spesso è come una medaglia a due facce, da una parte bella e allegra, dall’altra parte triste in tiranna. Era una sera di luglio quando Ferdinando tornava da Reggio Calabria con un amico, quando ad un certo punto gli si è annebbiata la vista. Ruggero che era nella macchina con lui non sapeva cosa fare,preso dal panico guardava il suo amico, fermo. Con gli occhi increduli, non sapeva cosa era successo, quell’improvviso malore per un momento aveva paralizzato anche lui. Ferdinando era l’i fermo, si lamentava di dolori al cuore e alla testa, il respiro pian piano veniva meno. Portato all’ospedale di gran fretta si riprende. Curato per un semplice calo di zuccheri viene dimesso la sera stessa. Ma la vita quando ci si mette non riesce ad essere poco cattiva, con tutta la sua forza sprigiona tutto il suo male. Infatti i problemi per il povero ragazzo non sono finiti, anzi sono appena iniziati. L’estate per lui si prospettava difficile e dura. È brutto vedere un fiore così bello appassire lentamente, la malattia lo logora pian piano. LA vita comincia a diventare inutile,è bella e per Ferdinando non doveva finire. Era troppo allegro,spensierato. I sogni che aveva ormai non esistono più. La morte si fa sempre più amica. In quel mese di luglio il ragazzo comincia a pensare, per la prima volta capisce l’importanza della vita. Da ragazzo era diventa uomo. Cominciano le visite, le radiografie e la speranza di vivere è sempre più un illusione. Ricordo come se fosse ieri il risultato della sua prima tac. Solo tre parole: cisti aracnoidea frontale. Queste parole risuonano come tre funebri rintocchi nel cuore di Ferdinando. Perché proprio a me? Si chiede spesso il ragazzo. Non trova spiegazione. È difficile accettare la malattia. Non è ancora pronto ad affrontare la morte, no, lui no, vuole vivere. Di colpo la sua vita diventa un inferno, preoccupato scarica il suo nervosismo su famiglia e amici, in un particolare momento dove la parola gentile di un amico, il sorriso di una madre sono essenziali. Non è solo, i suoi cari gli stanno vicini, lo accompagnano in quello che è un percorso senza ritorno. Cominciano i viaggi alla ricerca di un neuro chirurgo in grado di operare il ragazzo. Fortunatamente viene trovato e finalmente una possibilità di salvezza comincia a nascere nella mente del ragazzo. Una ginestra è riuscita ad attecchire dove non poteva. Per lui era come un bagliore in una notte buia. Passano i giorni e l’odore nauseante di una donna vestita di nero comincia a farsi sempre più intenso. Si incolla alla pelle. Non ti lascia stare, ti segue e quando la notte si fa cupa nel letto ti assale. Un brivido freddo ti fa sobbalzare, tremi, e come un bambino piangi,con gli occhi rossi guardi tua madre, quasi chiedere aiuto. Ma ti senti solo, non vuoi a nessuno, nessuno è in grado di capirti per te non esiste cura psicologica. Una pagina del diario iniziava così: sono chiuso in una caverna, al buio piango l’eterno riposo. Le pareti della mia anima ormai si colorano di nero, preferisco morire da solo, tanto, poveretto è solo chi muore, i parenti e gli amici tengono tre giorni di lutto. Ormai sono al capolinea. Ho deciso di andarmene in questo modo, non aspetterò che un chirurgo mi faccia morire in una sala di ospedale. Domani all’alba la mia vita sarà che un ricordo spiacevole. Mia madre a lutto dopo un mese farà un dolce al giorno per ricordare il figlio morto,il meno voluto. Il figlio, frutto di un errore giovanile. Mio padre aprirà il negozio regolarmente il martedì, del bambino cresciuto tra un rasoio da barba e una taglio di capelli non rimarrà niente, solo un vago ricordo una volta l’anno. Dure come non m ai appaiono queste parole scritte su un foglio di carta. Parole scritte da un ragazzo che di vivere ormai non ha più voglia. Ma sono solo parole, perché fortunatamente Ferdinando non si è suicidato,si è fatto forza. Passa luglio e agosto, arriva settembre, è l’ora di partire, ma non per Messina, per Roma. Parte con tutta la famiglia. Arriva all’accettazione dell’ospedale,una stanzetta piccola e buia, l’odore della morte si fa sentire più che mai. “posto numero dodici” ripete più volte un’infermiere. il letto lo aspetta, i genitori vengono lasciati fuori, non si può entrare. In quella stanza di ospedale il ragazzo comprende quanto sia importante la famiglia, ora che si è trovato da solo, e solo si prepara per quello che sarà l’operazione. Ma l’orgoglio resta, e davanti ai suoi cari non mostra mai la sua paura e la sua debolezza. Ma la notte, al buio, piange. Ha paura, pensa alla vita e si accorge che è vicinissimo a perderla. Arriva il giorno più difficile. Al ragazzo viene chiesto di firmare un foglio dove c’erano scritti i rischi che corre sottoponendosi all’operazione. Tra i punti spicca il terzo:Il paziente ha il 53% di possibilità di morire.

La mano tremava, in quel momento ha capito che non era un sogno . Firma. È l’ultimo giorno prima dell’operazione. La notte diventa la più lunga della sua vita. Guarda fisso la tapparella, non vuole che il sole sorga. È mattina e una infermiera viene a tagliargli i capelli. Lo veste di verde e lo trasporta nella sala operatoria, all’uscita della camera trova la famiglia che a cerchio lo guarda passare, “un ultimo saluto” grida la madre, fatemelo salutare per l’ultima volta. Ferdinando non riesce a trattenere le lacrime . Solo al pensiero di non rivederli più gli si blocca il respiro. Ma è troppo tardi. Entra nella sala operatoria. La stanza era fredda. Con occhi lacrimanti scruta ogni particolare della sala, guarda fisso i suoi carnefici,e prima di addormentarsi guarda il neurochirurgo e gli dice:Professore,me la fa una promessa? Se devo rimanere andicappato mi uccida,non abbia pietà.” L’ultima frase prima di sentire quell’odore di frutta che proveniva da una maschera di ossigeno. Era l’anestesia. Una anestesia profumata pensava Ferdinando. Poi il buio. Mentre il chirurgo apre lentamente la testa il ragazzo ripercorre le tappe della sua vita. “È un giorno di primavera, e cominciano a sbocciare i primi fiori si trova a Bovalino, un paesino nel cuore della Calabria,è un sabato e fanno il mercato. Per gli scoscesi sentieri che sinuosi s’inerpicano tra i boschi e le campagne, bimbi selvaggi fanno scorribanda, tingendosi dell’arida terra di un Giugno caldissimo, impaurendo pigre lucertole, sotto il cocente sole calabrese… Fanno la corsa fino alla sommità della collina, raggiungendo un gigantesco ulivo. All’ombra di codesto si fermano a riposare, guardano in giù, verso il mare… L’enorme distesa d’acqua avvolge misteri e segreti. Poi ridiscendono di corsa, con la gioiosa vitalità dell’età dell’innocenza. Giungono giù fino alle case di appartenenza, ci sarà una cagnetta ad attendere festosa.

Dalla campagna si scende, si va in paese.. C’ è il mercato. Le bancarelle ispirano i personaggi del teatrino del sabato. Si compra, si vende, ci si incontra, è la vita di paese, per certi aspetti da invidiare. Ma la mondanità viene turbata da un bruto episodio. Il corpo di un uomo senza più vita viene rinvenuto da una folla di gente, ogni tentativo di soccorso è vano, è stato un omicidio! Due dei suoi tre bambini sono lì, dagli occhietti increduli cascate di lacrime amare. La scena è straziante, la malvagità dell’uomo ha colpito ancora. Il mondo e` marcio! Si continua ad uccidere come se fosse una cosa normale. Lo fanno i potenti con le loro stupide guerre. Lo fanno gli uomini comuni, ignorando la bellezza di quest’esistenza.

Nel frattempo il fatto fa il giro del paese, arrivano molti curiosi, si mormorano frasi li per li. Era soltanto uno zingaro slavo dice qualcuno, qualcosa ha combinato sostiene qualcun’altro. Fuggo via, non ho lo stomaco per certe cose.”

E` una giornata di gran caldo, attendo con impazienza il rinfresco della sera. Anche stanotte milioni di stelle brillano sopra il cielo calabrese, anche stanotte il mare batte imperterrito, scandendo il ritmo di un tempo sconosciuto e infinito, mah…!

Finalmente Ferdinando si sveglia, l’operazione è andata bene, il male che logorava la sua mente ormai è per lui solo un ricordo. Al ragazzo resta ancora oggi il ricordo di una sirena che intravede nel mare. Questa sirena non la smette di fissarlo, avvolta da una luce si avvicina a lui e gli dice: Ferdinando hai vinto,lentamente apre gli occhi e vede sua madre che con un rosario in mano prega la madonna, è il primo di ottobre e a Benestare si festeggia la madonna del rosario. Resta impressa nella mente il viso della sirena, sembrava una mamma,come quella che teneva il Rosaria al cuore. È passato quasi un anno e Ferdinando pensa a quel giorno in cui voleva uccidersi, a come sarebbe stata la vita dei suoi cari se moriva. Oggi, diamo il giusto epilogo a quella che sembrava una morte sicura infatti si è presentato a Catania è vi ha raccontato la sua storia. Ancora la notte piango,è un ricordo troppo brutto per andarsene via, rimarrà con me.

Pensandoci ho fatto bene a scegliere la vita alla morte. Ora penso al mio domani che inizia da qui, da uno stage per aspiranti scrittori.

Ferdinando Piccolo




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11 giugno 2007
un sabato nel villaggio

Per gli scoscesi sentieri che sinuosi s’inerpicano tra i boschi e le campagne, bimbi selvaggi fanno scorribanda, tingendosi dell’arida terra di un Giugno caldissimo, impaurendo pigre lucertole, sotto il cocente sole calabrese… Fanno la corsa fino alla sommita` della collina, raggiungendo un gigantesco ulivo. All’ombra di codesto si fermano a riposare, guardano in giu`, verso il mare… L’enorme distesa d’acqua avvolge misteri e segreti. Poi ridiscendono di corsa, con la gioiosa vitalita` dell’eta` dell’innocenza. Giungono giu` fino alle case di appartenenza, ci sara` una cagnetta ad attendere festosa. Dalla campagna si scende, si va in paese. Un paese, il cui nome dice e non dice, Bovalino. C’e` il mercato. Le bancarelle ispirano i personaggi del teatrino del sabato. Si compra, si vende, ci si incontra, e` la vita di paese, per certi aspetti da invidiare. Ma la mondanita` viene turbata da un bruto episodio. Il corpo di un uomo senza piu` vita viene rinvenuto da una folla di gente, ogni tentativo di soccorso e` vano, e` stato un omicidio! Due dei suoi tre bambini sono li`, dagli occhietti increduli cascate di lacrime amare. La scena e` straziante, la malvagita` dell’uomo ha colpito ancora. Il mondo e` marcio! Si continua ad uccidere come se fosse una cosa normale. Lo fanno i potenti con le loro stupide guerre. Lo fanno gli uomini comuni, ignorando la bellezza di quest’esistenza. Nel frattempo il fatto fa il giro del paese, arrivano molti curiosi, si mormorano frasi li per li. Era soltanto uno zingaro slavo dice qualcuno, qualcosa avra` combinato sostiene qualcun’altro. Fuggo via, non ho lo stomaco per certe cose.E` una giornata di gran caldo, attendo con impazienza il rinfresco della sera. Anche stanotte milioni di stelle brillano sopra il cielo calabrese, anche stanotte il mare batte imperterrito, scandendo il ritmo di un tempo sconosciuto e infinito, mah…!




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CULTURA
9 giugno 2007
l'esistenza
 

 

Cosa è l’esistenza non un passaggio abbastanza precario di un uomo che nasce piangendo e muore piangendo. Cosa è l’esistenza in questa nostra terra malfamata, arida di sentimenti. A cosa serve vivere,esistere,lottare per un ideale se poi si viene ammazzati come cani. A cosa serve vivere,se si deve stare attenti a quello che si dice, che si fa. Sarà il suicidio allora l’unica forma di liberazione da questo male?. E la giustizia ?Esiste?, la giustizia non esiste, esiste la giustizia del potere, del dio denaro, del chiodo schiaccia chiodo. Schopenhauer diceva:il sole è vita ma la vita è dolore,ebbene si, la vita è dolore. L’uomo nasce triste e soffre, ha paura di vivere, ha paura di sopravvivere, ha paura di quello che è e di quello che potrà diventare,ha paura di amare. L’uomo è schiavo di se stesso, è schiavo della società, è schiavo del suo dolore, e il suo dolore genererà solo desiderio, e il desiderio genererà sazietà e di nuovo dolore. Quindi l’esistenza non è altro che un ciclo di dolore. Potrà mai nascere nell’uomo una ginestra, che sarà un bagliore in una notte buia? L’uomo haimè nasce solo e giorno dopo giorno muore, ora che sta perdendo la cosa più importante che ha:la sua libertà.

Di

Ferdinando Piccolo




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letteratura
7 giugno 2007
il miracolo di marcinelle

 

Sono tutti morti. Queste tre parole campeggiavano sulla prima pagina dei giornali di Charleroi usciti di buon mattino in edizione straordinaria, listati a lutto. Sono tutti morti. Le tre parole che la gente ripeteva costernata per le strade, suonavano come tre funebri rintocchi, sull’ultimo atto della tragedia di Marcinelle, all’alba del diciassettesimo giorno del suo principio. Sono tutti morti. La notizia si sparse in un baleno, sul volto delle persone si leggeva il dolore per quella tragedia, nessuno riusciva a capacitarsi per tutte quelle morti bianche, 17 morti, 17 giorni d’inferno, nella città il lutto cittadino aleggiava sopra le teste delle persone, pensare a tutti quei morti, pensare alla disperazione delle persone che persero i propri cari. In quella miniera oltre a 17 uomini c’era anche una donna gravida, Claudia che quella mattina non doveva andare a lavoro perché in procinto di partorire. Quella mattina non voleva alzarsi dal letto, voleva restare a dormire, quasi come se avesse un presentimento, ma si alzò lo stesso e caricata di dubbi e di incertezze si avviò verso il lavoro, la aspettavano il piccone e gli operai che nonostante il lavoro massacrante la aiutavano, perché capivano che una donna gravida non può lavorare. Alle sei di mattina la lei era già pronta, non sapeva cosa la aspettava, non sapeva che stava andando incontro alla morte. Era quasi tranquilla, sapeva che ad aspettarla a casa c’era suo marito. Il lavoro proseguiva normalmente fino a quando un gran boato si sentì all’interno della miniera, il panico prese il sopravvento, le urla di dolore riecheggiavano come il suono delle campane la domenica mattina, subito si cercò di uscire dalla miniera ma l’uscita era chiusa, l’esplosione li aveva messi in gabbia, i lavoratori cercarono allora di trovare una via di uscita, cominciarono a scavare e scavare ma senza risolvere niente, ma la voglia di vivere era tanta, non volevano morire. Solo qualcuno di loro preso dalla disperazione tentò di uccidersi, ma non riuscì perché Claudia si oppose, dava consigli e carica ai lavoratori, lei era così, lei avrebbe dato la propria vita per salvare quella dei suoi colleghi, per salvare la vita di Danilo, il minatore di cui era innamorata. Danilo lo aveva conosciuto proprio in miniera, è stato in quel luogo buio che era scattato l’amore. Amore tenuto nascosto al marito ma proprio in quel giorno Claudia aveva trovato il coraggio per dirgli la verità. Ad un certo punto cominciò a sentire dolori al basso ventre, le grida di dolore riecheggiarono in tutta la città. Nacque così Tindaro,il figlio del peccato, di un peccato misto a tragedia e disperazione. mentre una nuova vita nasceva, tante altre conoscevano il loro prematuro epilogo come se il destino beffardo e maligno si stesse prendendo gioco di loro. in mezzo a quella Babele di grida soffocanti di chi stava morendo sembrava esserci il vuoto: solo le urla di maria, il pianto del bambino, ma Danilo era ancora lì, accanto alla donna che amava e ad una vita che non doveva spegnersi quel giorno, incurante del fatto di essere ferito e di essere anch’egli vicino alla morte. Claudia morì pochi minuti dopo, aveva avuto giusto il tempo di tenerlo in braccio e di cantargli una ninna nanna per calmare il suo pianto come tante volte aveva immaginato di fare. Danilo rimase lì, impotente, a vedere morire la donna che amava. ma Tindaro no, lui doveva vivere. prese con sé il bambino e, nonostante le ferite e le forze sempre più precarie, riuscì a risalire. ma un chilometro era davvero troppo e gli impianti di risalita erano inutilizzabili. fu davvero un miracolo riuscire a giungere fino a quella piccola breccia che man mano i soccorritori cercavano di allargare, ma non era abbastanza grande per entrambi. però per Danilo non era importante, aveva già scelto il destino di entrambi: Tindaro doveva salvarsi, doveva vivere, non doveva essere considerato il figlio del peccato e della tragedia, ma il figlio del miracolo. riuscì a malapena a porgere il neonato ai soccorritori, giusto un attimo prima di perdere l’equilibrio e le forze: cadde rovinosamente da un’altezza imprecisata e morì sul colpo, senza rendersene conto, con gli occhi fissi verso il bambino, per morire con negli occhi il più bel regalo che la vita gli aveva riservato.

Tindaro adesso è un uomo ormai maturo, consapevole di essere il miracolo di Martinelle: è qui, in mezzo a voi, e vi ha raccontato la sua storia.

Ferdinando Piccolo




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4 giugno 2007
Un sogno mai diventato realtà

Di notte a Los Angeles si vede splendere lontano sulle alture di Beverly Hills una gigantesca scritta luminosa che proietta immense nel buio le sue lettere di fiamme “Hollywood Land”. E’ il sogno che fa balenare il suo richiamo alle genti. Non sin può fare a meno di non rimembrare il sogno di Rocco, un giovane Calabrese che aveva deciso di andare cercare la fortuna negli Stati Uniti d’America. lui voleva diventare ricco, diceva che nella sua terra, la Calabria non c’è lavoro, e di fare “i soldi facili” come i suoi amici proprio non voleva. Rocco a quel tempo era ancora ingenuo, pensava che la vita fosse facile, senza problemi, non sapeva che per noi Calabresi la vita è più dura di come  appare. Il ragazzo subito si scontra con il primo problema, il razzismo. Per gli americani lui è solo un povero “Africano”  emigrato, pronto a colonizzare l’America. Non capiscono che vivere in una terra come la Calabria è difficile,specialmente quando ci si deve scontrare con un tumore che pian piano logora la terra e le menti. Passavano i mesi, e per il giovane la vita si faceva sempre più dura,fin quando un bel giorno di primavera, vedendo gli uccellini volare, Rocco ha deciso di volare anche lui, finalmente è tornato nella sua terra. L’america è stata solo un brutto ricordo.Dal bambino ingenuo che era ora è diventato un uomo, che la Calabria,con tutto il suo male,  ha forgiato. Rocco è cambiato, comincia a frequentare compagnie poco affidabili, pian piano si costruisce un impero economico, e come ogni buon Calabrese d’onore si sposa la figlia del *“capobastone” del  paese, Maria Polsia. Dei sogni che aveva non è rimasto niente, l’idea di giustizia e di disgusto che lo avevano portato dall’altra parte del mondo è rimasto solo il rimpianto. Per riciclare il denaro sporco, decide di aprirsi un bar nel centro di Bovalino, paesino situato nel profondo sud dell’Italia. Questo  Locale diventa il ritrovo di molti mafiosi, mafiosi che lui proteggeva. La vita trascorre tranquilla, passano gli anni e Rocco diventa papà di due splendidi bambini, Francesco e Carmela. Al figlio maschio insegna il proprio mestiere, gli dà un   un’educazione esemplare, lo fa crescere nel suo bar,e automaticamente lo condanna a morte,infatti Francesco prende alla lettera quello che il padre gli dice. A soli venti anni possiede la macchina più costosa che il mercato offre. Sa bene cosa deve fare, pian piano anche lui come il padre si comincia a creare il suo impero economico, fondato sull’estorsione, il riciclaggio di denaro sporco, lo spaccio della cocaina. Tutto procede normalmente fin quando un giorno di carnevale Francesco uccide un uomo appartenente alla famiglia mafiosa opposta. È l’inizio di una faida sanguinosa che vede contrapposte due tra le famiglie più potenti in Aspromonte. La risposta non si è fatta aspettare. Il giorno dopo l’omicidio infatti, la famiglia che aveva subito lo **sgarro ha fatto ammazzare nove persone. Per un lungo periodo di tempo a Bovalino regna la pace, una pace inverosimile, difficile da spiegare e da sopportare,fin quando in una notte di dicembre non è avvenuto quello che nessuno si aspettava mai che accadeva,una donna per la prima volta viene ammazzata sotto gli occhi increduli del figlio. È il giorno di Natale, l’aria di colpo diventa irrespirabile,  quello che doveva essere un Natale tranquillo è diventato un giorno di lutto. La Locride ricomincia a soffrire. Rocco e suo figlio allora decidono di scappare, di andare a trovare un posto tranquillo dove non potevano essere ammazzati. Ma non è facile fuggire e dopo pochi giorni ritornano al paese, qui tranquillamente continuano a fare il loro lavoro di baristi. Solo che non è semplice chiudere i conti con il passato,la ‘ndrangheta non dimentica. Infatti il venti maggio del duemilasette il braccio della morte ha deciso che Rocco e suo figlio dovevano morire,l’i nel locale che ha accudito Francesco. Un uomo entra nel bar e armato di fucile fa esplodere tutta la rabbia. Rocco per difendere il figlio si butta contro il killer,ma l’assassino fa esplodere un colpo di fucile a canna mozza, un calibro dodici benelli, L’uomo si accascia in ginocchio, ecco altri due colpi alla tempia, quasi a dire, ti ho punito. Francesco invece riesce a scappare. L’uomo esanime per un momento pensa, i ricordi gli vengono alla mente, pensa a come sarebbe la sua vita se fosse rimasto a Beverly Hills . Per un momento Rocco, con la testa immersa nel sangue e le pupille spalancate, sogna l’America .

Forse siamo nati nella terra sbagliata, sicuramente non è il paradiso, ma   ognuno deve essere felice di lottare ogni giorno con il coraggio della paura.

Questo contraddistingue un Calabrese dagli altri Italiani.

 

Ogni riferimento a cose o persone è da ritenersi puramente casuale.

Note:* capobastone: uomo di potere che dirige i mafiosi nella sua zona

** sgarro: Termine usato nel gergo mafioso per indicare un torto ricevuto  

 

Ferdinando Piccolo

Ferdigno_86@yahoo.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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2 maggio 2007
Cari amici è da tanto che non scrivo. Le cose da dire sono tante, cercherò di trovare le giuste parole.In questo mese mi sono ritrovato a riflettere su quello che è per me l'amore e la vita.
La vita non è mai come la vogliamo, e nonostante tentiamo di  viverla nel miglior modo possibile ci accorgiamo di non  essere che delle cose senza senso.
L'amore sta bruciando il mio cuore, lo fà arrossire, lo pugnala. Sono solo, in una grotta buia, sono seduto e viene alla mente la ginestra di Leopardi, che considero come un bagliore in una notte buia, aspetto che questo bagliore mi accechi, ma mi accorgo sempre più di vivere in una società senza amore. Non so cosa mi succede, ma rimango ancorato a una cosa andata ormai fuori moda.Forse sono troppo indietro rispetto a una società che è troppo avanti. non riesco a trovare un equilibrio. Uno stato ideale delle cose.
Vedo ragazzi trattare male le ragazze, e le ragazze tornare dai ragazzi. L'uomo è così.
io mi rallegro pensando che un giorno il romanticismo trionferà ma ricado nella mia tristezza leopardiana, nel mio romanticismo Nerudiano. Perchè come diceva   Schopenhauer" la vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia, tutto soffre, l'amore è un'illusione". perchè nonostante l'uomo lotti per raggiungere un traguardo, nel momento che lo ragguinge è felice solamente per un secondo, perche vorrà raggiungere altri cento traguardi e sprofonderà nel dolore

riditela di questa rozza
ragazza che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,

perchè io ne morrei.
(pablo neruda)




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8 aprile 2007
quando la paranoia diventa persona, la personadiventa nulla

 

Alla base di tutto c’è l’assenza di stimoli concreti.

E’ negativo trasformarsi  in fantocci presenziati dalla paranoia più toccante come è negativo prestare ascolto al nostro alter-ego psicotico inattivo. Manca tutto.

Lo strano senso di peggioramento sta diventando un contro stimolo, coperta avvolgente,

sicuro riparo comodo.

Percepire la società come mezzo di alienazione da essa; distacco dal concreto, tendenza al pensiero ostile come soffice e amabile astratto; astratto come mondo da modellare a nostra immagine e somiglianza.

Il nostro alter-ego diventa ostile, si accanisce contro di noi, ci acceca solo per farci guidare da esso, ci nega gli occhi e la mente per poter essere mezzo di orientamento e pensiero.

Amabile debolezza psichica.

Se provi vergogna davanti a te stesso, se ti senti come nudo dinanzi a una qualsiasi coerenza , se senti diretto a te ogni giudizio, anche se non ti riguarda, se ei schiacciato dal peso della tua mente , se quando sei solo con te stesso ti senti solo. Il niente ti sta facendo perdere, i fantasmi della tua testa si stanno prendendo gioco di te…. sei immerso nell’idiozia.

                                                                                                            Ora lo sai  




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12 marzo 2007

Il Quotidiano della Calabria.

POSITIVO INCONTRO PRESSO IL CIRCOLO

DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA DI BOVALINO

 

Bovalino, 3 marzo 2007

Si è  svolta presso la sede della CGIL la conferenza di organizzazione del circolo del Partito della Rifondazione Comunista di  Bovalino Marina.

Si è trattato di un ampio ed articolato confronto con gli intervenuti, in maggioranza giovani, i quali hanno affrontato le ampie problematiche riguardanti la politica locale. Tra i presenti: Giuseppe Iaconis, rappresentante del comitato Bovalino-Bagnara e Filippo Musitano, rappresentante del sindacato degli studenti UDS. Questa ultimo ha affrontato il tema del Liceo Scientifico principalmente per quel che riguarda lo stato dei lavori che, a suo dire, è fermo, con grave danno per la popolazione studentesca che  non può utilizzare tutta la struttura.

Il dibattito è stato aperto dalla relazione del segretario del circolo Francesco Rocca il quale, dopo aver salutato i presenti, è entrato nel merito del fatto organizzativo, evidenziando i risultati ottenuti  dal Crcolo dalla sua apertura ad oggi, sottolineando la propria soddisfazione per i tanti giovani che con entusiasmo condividono  le istanze del Partito della Rifondazione Comunista.

Gli ha fatto eco il giovanissimo Ferdinando Piccolo, il quale oltre che esaltare l’impegno dei giovani sempre più attenti a portare avanti le idee della sinistra movimentista e pacifista  ha parlato della necessità e della urgenza di ricostruire soggetti politici organizzati.

In seguito Ferdinando Piccolo si è soffermato sulle "Quote Rosa". Come è noto il termine è stato usato per favorire la partecipazione delle donne alla vita politica del paese e garantirne l’adeguata rappresentanza nelle sedi istituzionali. Di questa esigenza si è occupato il Senato che nella seduta dell’8 febbraio di un anno fa ha votato a larga maggioranza ma non è passato al voto della Camera per mancanza dei tempi tecnici a causa della fine della legislatura. Per Piccolo le “quote rosa” non dovrebbero essere un vincolo, ma rappresentare “un incentivo per aumentare la presenza delle donne nel nostro partito”.

In seguito hanno preso parte alla discussione anche Peppe De Luca, Rocco Reale, Caterina Romeo, Viviana Costa e Maura Fedele, componenti del circolo, evidenziando la necessità di una maggiore collaborazione con l'associazionismo e una più incisiva presenza sul territorio.
Si è anche discusso dei prossimi impegni del Circolo, quale la partecipazione alla manifestazione nazionale del 21 marzo 2007 contro la mafia a Polistena e la raccolta di firme contro la privatizzazione dell'acqua. Le conclusioni sono state  tratte da Ruggero Brizzi, componente del circolo e responsabile dei Giovani Comunisti della locride il quale ha  evidenziato come il Prc di Bovalino possa migliorare la sua attività politica attraverso nuove forme di confronto e collaborazione con le realtà esistenti sul territorio. Inoltre, ha sostenuto Brizzi, è emersa chiaramente dalla conferenza la necessità di un confronto politico con le altre forze del centro-sinistra bovalinese. A tal proposito, sarà sviluppata nei prossimi giorni la richiesta di un incontro con le forze d'opposizione presenti in consiglio comunale per un chiarimento sull'attività svolta all'interno dell'ente locale.




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8 marzo 2007
Questa poesia la dedico a tutte le donne che non si dimenticano di essere romantiche:
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Scrivere, per esempio. "La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza".

E il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.

In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.

Buona festa della donna. Ricordiamo insieme quel 1908

Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
La mia anima non si rassegna d'averla persa.

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi.

Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei 
prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.
E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.

E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d'averla persa.

Benchè questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.




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4 marzo 2007

 

Da diversi anni si propone come soluzione al maschilismo ed alla monosessulità nel partito, ma anche in generale, nel rapporto tra donne e uomini l’introduzione delle cosiddette “quote rosa” che porterebbe la presenza delle donne nelle delegazioni e negli organismi dirigenti obbligatoriamente ad un minimo del 40%. Le quote rosa promuovono le donne, non per la loro capacità ma per il loro sesso, offrendo loro una corsia preferenziale che solo per questo rivela i propri limiti nella lotta alla discriminazione.

Il sistema capitalista per il suo mantenimento deve alimentare costantemente le divisioni all’interno della classe lavoratrice: scontro generazionale (giovani/anziani) e di genere (donne/uomini, exstracomunitari e non). L’oppressione sulle donne si manifesta in una duplice veste: da un lato, condizioni di lavoro peggiori rispetto agli uomini (salari più bassi, congedi di maternità negati, obbligo del lavoro notturno, ecc.); dall’altro, promozione dell’idea reazionaria per la quale la donna debba stare a casa a curare la famiglia (in mancanza di strutture pubbliche che accolgano anziani e malati, le funzioni di cura ed assistenza ricadono interamente sulle spalle delle donne).

Altri evidenti attacchi alle donne sono le leggi contro la fecondazione assistita e le modifiche proposte alla legge 194.

Ha senso dunque, parlare di lotta contro l’oppressione di genere solo se questa viene inserita in un quadro più generale che pone al centro il superamento del sistema capitalista. Limitarsi a parlare del carattere sessuato dell’agire politico, perché relativo alla storica divisione dei ruoli, ricaccia indietro la lotta per l’emancipazione in un pericoloso interclassismo che vede lavoratrici contro lavoratori, in una ipotetica quanto improbabile rivoluzione culturale, da cui hanno evidentemente tutto da guadagnare solo le classi dominanti.

Consci che la soluzione di questi problemi debba essere collettiva, legata ad uno sviluppo di un movimento di massa che veda le donne lavoratrici in prima fila, accanto ai lavoratori, nella lotta contro il capitalismo, penso che questo sia un terreno in cui i partiti si debbano impegnare affinché il movimento operaio sappia farsi portatore di rivendicazioni che difendano i diritti delle donne e non baratti questi diritti sull’altare delle diplomazie fra le forze politiche (per esempio le leggi a “favore della famiglia” proposte ed approvate dal governo Prodi). Propongo, pertanto, la promozione di dibattiti interni ed iniziative di formazione riguardanti la questione femminile indispensabili per una azione sistematica nei luoghi di lavoro, ed invito le compagne ed i compagni, gli uomini e le donne a respingere la proposta di creazione delle quote rosa.

 

Ferdinando Piccolo

Federazione giovani comunisti

Partito della rifondazione comunista

 

 

 

 




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22 febbraio 2007
Compagni e compagne, amici, frequentatori del blog, uomini. Ieri abbiamo assistito alla caduta del governo Prodi. Tutti cercano di dare la colpa ai compagni che, secondo alcuni, sbagliando, hanno avuto la coerenza di dire: io non sono schiavo di nessuno.
Hanno sbagliato perchè se non volevano "mbozzare" non si dovevano mai candidare. 
Ma la colpa non è neanche la loro. La colpa è di uno stato dentro lo stato: la chiesa. Uno stato mafioso che ha avuto il potere di decidere, di manipolare le menti, di annebbiare la vista. La colpa è di un papa nazista che come dice il compagno brizzi: 
Siete peggio di una lobby massonica.
Nell'ultimo mese il papa e il cardinale Ruini sono intervenuti 24 volte per difendere la famiglia tradizionale contro i "DICO".
non é questo il ruolo della chiesa..
La colpa  è di tutti quei fedeli che ogni domenica come dei drogati vanno in chiesa a farsi indottrinare.
Eccolo il grande mafioso:
Io mi dovrei fidare di quest'uomo?
Ma la colpa non è neanche la sua, la colpa è anche di chi, all'interno del governo e quindi avendo firmato un programma ha lottato contro il governo, a favore della famiglia,quella che impone la chiesa.Mi riferisco a Rutelli, a Mastella e a tanti altri che un governo filo comunista non lo vogliono.
Grazie, grazie a tutti quanti. Abbiamo regalato il governo a Berlusconi, al fascista di fini, al massone di Andreotti e di casini, al Leghista di bossi.
Grazie papa, che con le tue preghiere a un dio tiranno e pluriomicida hai avuto quello che volevi. Ora per guarire il governo bisogna fare le alleanze con i moderati borghesi, che subito chiedono di annullare i dico.
La chiesa ha vinto, come la mafia con ogno mezzo possibile.
Ma vi ricordo che La mia Italia è uno stato laico, non cristiano.
Io sono un comunista e lotterò fino alla fine. ALtri 5 anni di opposizione non mi spaventano. 
Io per il mio partito sono sicuro che andrò pure in galera , e la cosa non mi turba.
Io per il mio comunismo morirò.
l'uomo non deve aveve sempre l'illusione che un dio buono lo difende.
E come dice un compagno:Dio con voi non c'entra un cazzo! k poi lui x risolvere avrebbe detto prendete e bevetene tutti!
Voglio chiudere con una frase dei modena city ramblers: un male inguaribile mi ha ormai tutto divorato, un male da garofano, da scudo crociato.
Io non voglio che nella mia Italia un papa nazista comandi.
Lo Stato non si cambia, si abbatte.
la scintilla che infiamma la prateria.
Questi sono alcuni slogan sessantottini.
Un saluto, come sempre a pugno chiuso

   Questi sono i compagni che rispetto:





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22 febbraio 2007
oggi non voglio parlare di politica, sarebbero parole al vento, oggi mi dedico alla poesia,
vi regalo pablo neruda, che è sempre meglio  della politica:

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Scrivere, per esempio. "La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza".

E il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.

In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.

Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
La mia anima non si rassegna d'averla persa.

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi.

Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

oggi non voglio parlare di politica, sarebbero parole al vento, oggi mi dedico alla poesia,
vi regalo pablo neruda, che è sempre meglio  della politica.



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6 febbraio 2007
l'alcool fa male.
allora, da uno studio fatto da me, ho scoperto che l'alcool fa male...........
ecco la conseguenza..... delirio, felicità, insomma.... nessun pensiero,causa: l'amaro doppio dei cinesi.
ma la vita non è fatta solo di lavoro.....perchè noi lavoriamo vero?

bisogna fare politica..... e poi.......... si balla.....(tutti ubriachi)

ma ora basta, non si coglioneggia più, bisogna essere seri, fare i politici seri...
come lui:
a parte gli scherzi, riassumiamo quuesta settimana:
lunedi: cena con migliore e postumi.
martedi: scuola... si fa per dire e ritorno a casa
mercoledi:niente
giovedi: seratona in compagnia di un'amica.... non la lascio più
venerdi: discoteca.
sabato: rientro in calabria e partenza per crotone: poi successiva cena dai cinesi....
l'effetto è dei migliori...
oggi: sto qua a scrivere ste cazzate.... e voi più dementi di me che li leggete....madòòòòòò
ciau

ma secondo voi, sono affidabili?.....non credo...
L'alcool fà male



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5 febbraio 2007

Alla fine tutti noi lo sappiamo che merde siamo...e quanta puzza facciamo...se merde siamo, la scia del puzzo ci perseguita, niente bagni, niente profumi..niente...niente...ci faranno profumare...se vuoi ti cago in faccia anche io così profumerai un poco....il prezzo è l'umiliazione di farsi cagare addosso da un altro....però alla fine profumerai di nuovo!

quindi decidi...o la merda....o la merda....non hai molta scelta!

la sede di rifondazione di gioiosa jonica.(giova dice di essere pazzo, perchè i pazzi dicono di non essere pazzi, invece lui lo ammette di essere pazzo e quindi automaticamente lo è)

 

Shessho e Zozzy furono cacciati dall'eden, dove cibo , divertimento e soldi circolavano gratuitamente e felicemente, tanto shessho e tanto sballo....infeliciti scacciati dal dio arstud, tramite il suo angelo scarazzino ci recammo presso l'inferno dimenticato da ogni forma umana....il regno delle ombre....Via del Navile....con bestie feroci in casa, persone anke loro cacciate....e con tante bollette da pagare....il povero shesso nostalgico...tornava di nascosto in quell'angolo di paradiso kiamato carducci....zozzy, rude sporco e cattivo....restava lontano da quel luogo ke gli destava solo brutti ricordi......la leggenda narra ke ankora shessho lo si trova a volte a vagare come un anima in pena nella lavanderia del carducci per lavare i suoi sporchi panni unti di sangue.....di zozzy invece...si sa ke vive kon shessho...ma ke nn è mai presente....leggende o verità? se ci sono persone ke sono testimoni di qualke evento soprannaturale sui due esseri...parlino ora......o tacciano per sempre....

Dio Makkina Elettricità!




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1 febbraio 2007
Tra l'incudine e il martello.
Mi sento cosi', schiacciato, senza poter respirare. Trascorro le mie giornate  tra la politica e lo studio. Tra una chiamata anonima che dice: guarda vedi che fai troppo rumore, più calmo ragazzo e  serate in compagnia di deputati, di amici, di persone vicine e lontane.
In calabria si ha la brutta abitudine di non lasciar fare...
Si ha la brutta abitudine di non parlare, di non lavorare, di non far niente.
Mi sono stancato di stare tra l'incudine e il martello.
Oggi i compagni hanno votato a favore dei pacs, finalmente un'ondata di sinistra in parlamento. Oggi voglio essere positivo. Non voglio pensare alle telefonate anonime, oggi preferisco sorridere guardando la foto qui sotto, sono io, la compagna celeste, ruggero e giovanni.:


io sono quello con la camicia, allegramente ubriaco


il capogruppo alla camera di rifondazione gennaro migliore, danilo barreca, antonio la rosa



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22 gennaio 2007

LIBERI DI SCEGLIERE QUANDO SOSTENERE GLI ESAMI

 


Ormai da qualche anno il Collettivo Universitario “Locomotiva” e il C.S.P. denunciano i guasti prodotti dalle contro-riforme che nell’ultimo decennio hanno trasformato il sistema scolastico ed universitario.

In un contesto di sovraffollamento  delle aule, aumento delle tasse universitarie, istituzione dei numeri chiusi e obbligo della frequenza, la questione degli appelli d’esame contribuisce alla creazione di un’università per pochi privilegiati.

Da quando sono state introdotte l’Autonomia Finanziaria e l’Autonomia Didattica non è stata persa nessuna occasione per attaccare gli studenti in quello che dovrebbe essere il loro diritto fondamentale: lo studio. Mentre gli obiettivi dichiarati vengono miseramente falliti – primo fra tutti l’abbattimento del numero dei fuori corso – ogni anno si assiste in diverse facoltà allo spettacolo vergognoso della pubblicazione del diario di esami a pochissimi giorni dallo svolgimento degli stessi e, se va bene, riguardante non più di tre appelli. Inoltre la distanza tra un appello e l’altro (ad esempio gennaio/febbraio e giugno/luglio) è così breve da renderli nella pratica come un’unica sessione riducendone, nella sostanza, il numero già esiguo.

Per non parlare del meccanismo completamente deregolamentato delle “prove in itinere”, che spesso vengono usate dai docenti in maniera arbitraria e sempre a sfavore degli studenti: in alcuni casi la prova anziché andare ad aggiungersi agli appelli d’esame ne sostituisce qualcuno (riducendone così il numero), altre volte il docente decide arbitrariamente chi può sostenerla e chi no.

Nuovamente a Scienze Politiche si attacca il diritto allo studio utilizzando lo strumento della riduzione del numero degli appelli. Già nel 2005 erano stati soppressi quelli di ottobre e dicembre adesso anche quello di marzo.

Anche se qualcuno vorrebbe farcelo credere, questa non è la volontà di qualche preside particolarmente “cattivo”. Questi provvedimenti colpiscono gli studenti di tutti gli atenei italiani, essendo frutto di una logica ben precisa: creare atenei di serie A – per la futura classe dirigente figlia di quella attuale – ed atenei di serie B – per i lavoratori precari di domani.

Infatti, la riduzione degli appelli (o la concentrazione in brevi periodi) crea disagi a chi lavora per potersi mantenere agli studi, ai pendolari, ai fuori sede, insomma a tutti quegli studenti che vivono una condizione economica non certo agiata.

L’università italiana versa in condizioni disastrose ed ogni giorno ne paghiamo le conseguenze con tasse elevate, strutture fatiscenti (la nuovissima facoltà di Ingegneria continua ad allagarsi!!!), mancanza di un numero adeguato di docenti, laboratori insufficienti, biblioteche scarsamente fornite, ecc.

Questo ci convince sempre di più che per qualsiasi miglioramento dell’università – cioè per l’accesso a tutti indipendentemente dalle proprie condizioni economiche – occorre lottare per rimuovere la causa dei problemi.

Per non rivederli più in futuro, bisogna lottare per la cancellazione delle riforme che nell’ultimo decennio sono state approvate dai governi che si sono succeduti.

Occorre contestualmente rivendicare:

-         Aumento degli appelli di esame: 11 appelli all’anno per tutti!

-         Raddoppio dei finanziamenti a scuole ed università pubbliche eliminando qualunque forma di finanziamento a quelle private: come l’abolizione dell’ICI per le scuole confessionali (finanziaria 2005) ed i continui finanziamenti a pioggia (finanziaria 2006: 100mln di euro).

-         Piani di potenziamento delle strutture: aule, laboratori, alloggi, biblioteche, ecc.


 

Tutti, indipendentemente dalle proprie condizioni economiche, devono avere garantito l’accesso e la possibilità di frequentare l’università.

 

ORGANÌZZATI E LOTTA INSIEME A NOI!


Il Collettivo Universitario “Locomotiva” ed il Comitato in difesa della Scuola Pubblica si riuniscono ogni mercoledì alle ore 15:30:

-  il primo ed il terzo mercoledì del mese presso l’aula A della facoltà di Scienze MM.NN.FF. (Papardo)

-  il secondo ed il quarto mercoledì del mese presso l’aula “Falcone” della facoltà di Scienze Politiche (Hotel Royal)




permalink | inviato da il 22/1/2007 alle 12:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
19 gennaio 2007

LA BIRRA MESSINA NON SI TOCCA!

 

Ancora una volta assistiamo a un feroce attacco alla classe lavoratrice di questo paese.

La Heineken, una delle più grosse multinazionali attive nella produzione della birra, annuncia la chiusura del glorioso stabilimento cittadino della Birra Messina. Le motivazioni addotte dall’azienda si riassumono principalmente in due punti: l’attuale collocazione dello stabilimento non permetterebbe un adeguato sviluppo industriale, e i macchinari sono ormai vecchi e poco efficienti (come se questo non dipendesse esclusivamente dai padroni stessi!).

In realtà la fabbrica, grazie alla forza e alla competenza dei lavoratori e nonostante non riceva alcun sostegno dall’azienda stessa (vedi il discorso sui macchinari obsoleti), riesce a superare regolarmente e in qualità gli obiettivi di produzione annuali; le motivazioni di questa chiusura sono semplicemente l’ABC dei meccanismi di un sistema capitalista ormai al collasso: c’è un modo di aumentare i profitti, centralizzando la produzione nell’unico stabilimento meridionale di Massafra, e questo viene fatto sulla pelle dei lavoratori, che dopo essere stati spremuti fino ad ottenere i massimi risultati possibili vengono cortesemente mandati a casa senza alcuno scrupolo. E’ chiaro, in questo senso, che per un lavoratore con una famiglia da mantenere la proposta di un trasferimento non è altro che una colossale presa in giro!

Le istituzioni cittadine hanno, a dire il vero, risposto all’appello lanciato dai lavoratori, ma con che prospettive? La ricerca di un acquirente privato, sebbene sia sicuramente un passo avanti rispetto alla preannunciata chiusura dello stabilimento a settembre, non farebbe altro che rinviare il problema a un indeterminato momento futuro. Non si scappa dalle logiche del mercato, e non ci risulta esistano “padroni buoni” (o almeno, noi non ne abbiamo ancora incontrati; se qualcuno ha avuto modo di avvistarli faccia un fischio). Le istituzioni potrebbero intanto dimostrare la loro buona volontà “blindando” la destinazione d’uso del terreno, per bloccare eventuali speculazioni da parte dell’azienda: un terreno in una zona centrale della città è oro, ci vuol poco a capirlo.

In realtà l’esperienza ci insegna che i tavoli di discussione e le trattative con l’azienda servono ben poco!

 C’è una sola strada sicura per salvare lo stabilimento: bisogna sostenere la lotta di questi lavoratori e delle loro famiglie, unendola a tutte le altre lotte contro condizioni di vita sempre più opprimenti e precarie in nome del profitto a tutti i costi. E’ necessario proporre forme di lotta adeguate, basate sulla autorganizzazione dei lavoratori: creare un consiglio di fabbrica realmente partecipativo e democratico e  una “cassa di resistenza”; unirsi alle altre lotte cittadine (ad esempio la lotta dei marittimi delle ferrovie);   coinvolgere tutte le classi subalterne, costantemente sotto attacco: studenti, lavoratori, precari, disoccupati, immigrati.

Le esperienze attuali di tanti paesi dell’America Latina, Venezuela in testa, ci insegnano che c’è un solo modo per difendersi dagli attacchi dei padroni e contrattaccare: lottare affinché la fabbrica sia gestita e controllata direttamente dai lavoratori, senza alcun padrone (in quest’ottica rilanciamo sul piano “istituzionale”: siamo forse troppo provocatori se chiediamo che siano il Comune o la Regione a rilevare l’impianto e a sostenere, senza interferenze, la sua gestione?)

Solo questa condizione, e l’esperienza lo insegna, può mettere al riparo da licenziamenti, inefficienze, diritti calpestati ogni giorno di più, e può essere un grande passo nella trasformazione di una società che mostra sempre di più le sue contraddizioni e le sue storture.

Unisciti alla lotta! Per la difesa di ogni posto di lavoro!

 




permalink | inviato da il 19/1/2007 alle 15:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
9 gennaio 2007

Sono un professore di filosofia, quindi un ideologo pericoloso a sè e agli altri.
Arrestatemi.


Sono un redattore, molti dicono direttore, di Radio Aut:Aut = Autonomia.
Arrestatemi.


Sono stato amico di Peppino Impastato, morto nello stesso giorno di Moro:
c'è una connessione col caso.
Arrestatemi.


Ci riuniamo in più di cinque per organizzare la lotta contro la mafia, parte integrante dello stato. Associazione sovversiva.
Arrestatemi.


Insegno che la liberazione dell'uomo passa attraverso la distruzione dell'autorità: istigazione a delinquere.
Arrestatemi.


Definisco la Resistenza inserruzione armata contro lo stato fascista legalizzato: La Resistenza continua.
Arrestatemi.


La distruzione del capitalismo passa attraverso il sabotaggio e la riappropriazione dei mezzi di produzione.
Arrestatemi.


Proclamo ufficialmente che questo stato è mafioso, corrotto, criminale:
oltraggio alle istitzioni.
Arrestatemi


Salvo Vitale




permalink | inviato da il 9/1/2007 alle 11:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
5 gennaio 2007

nell'amara litania delle solite cose

sezionatori d'anime giocano con il bisturi, sopra i falò s'è fatto buio, tempeste senza tregua, amore ingordo e mai sazio...
la vita, strano a dirsi, è una sola e la trascorriamo tra vuoti a perdere e gestioni mentali filoparanoiche, nodi alla gola e attendendo cadute su disastri annuncianti...
In mezzo a troppi uomini e con scarsità di Dio, mi viene meglio pregare me stesso!
E QUI SI SPARA ANCORA CAZZO!
Sguardi di silenzio, parole di segreto, folle inutili, sorriso tenacemente triste:
quietami i pensieri e le mani e in questa veglia pacificami il cuore, pregherò per sempre!
e rimaniamo così fedeli alla linea anche quando la linea non c'è!

"nei giorni che hai contati, nel niente sotto il sole, a mascellate d'asino difenderai il tuo cuore"
V.Capossela

Studiate con prudenza!
Post preso dall'amico nonchè compagno  e compaesano "statidiagitazione."

Doni natalizi

Ecco i regali che la locride ha ricevuto per il suo natale 2006

Bovalino 2.12.2006 Rapina a negozio di abbigliamento
Bovalino 3.12.2006 Intimidazione a grossista
Siderno 14.12.2006 Bomba all'ospedale
Bovalino 20.12.2006 Furto ad una paninoteca
Bovalino. 20.12.2006 Rapina a negoziante sotto casa
Locri 21.12.2006 Bomba all'ospedale
Bovalino 24.12.2006 Rapina ad un bar
San Luca 25.12.2006 Agguato. Morta una donna, ferite tre persone tra cui un bimbo di cinque anni.
Locri 26.12.2006 Intimidazione alla coperativa "jonica verde"
bovalino 04.01.2007 Si ammazza ancora: un uomo perde la vita.é iniziata 






permalink | inviato da il 5/1/2007 alle 19:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
1 gennaio 2007
l'amore
Oggi parliamo di amore.
qualcuno dirà, che minchiata, l'amore si conosce....vedremo.
L'amore quando arriva arriva, ti travolge. Non lo aspetti, non lo cerchi, lo trovi dove vuoi. 
C'e gente che non capisce, ignora, tratta male, tradisce.
Io non riesco a tradire, non riesco ad abbandonare una persona. Come si fà ad abbandonare una persona dopo anni che si conosce?dopo anni che ci vivi insieme.il 90 % delle persone lo fà.
Se ne frega di tutto e di tutti. C'e gente che fuma e decide di smettere di fumare ada un giorno all'altro, io fumo, un giorno ho buttato il pacchetto nella spazzatura, 10 minuti dopo me  lo sono ripreso.io trovo l'amore dove voglio, in una donna, in un fiore. L'amore mi è apparso davanti, ieri sera, e non sò perchè, lo che sarà una cosa giusta.
Ho voluto iniziare cosi' l'anno nuovo, parlando di una cosa che senbra semplice, ma non lo è
 



permalink | inviato da il 1/1/2007 alle 22:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
29 dicembre 2006
Il verso di una poesia è bianco
sulle punte innevate dell'aspromonte
 sempre più abitate.
Il verso di una poesia è bello.
la mia voce è bella, san luca è bella, ma si uccide.
bovalino è bella, ma si uccide,  maria, come si uccide.
Il verso della mia poesia è rosso, come il sangue di una donna 
uccisa, come il sangue di un  banbino innocente.
Non facciamoci del male.facciamo uscire la nostra voce.
Un  saluto. Come sempre a pugno chiuso.
  

Questo riesco a esprimere,piango l'eterno riposo. Un saluto maria.



permalink | inviato da il 29/12/2006 alle 22:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
22 dicembre 2006

E gridate, gridate, gridate, sai a me che me ne importa...
e parlate, parlate, io fingerò di ascoltarvi
per l'ennesima volta


Siete auto da corsa e non c'è modo di farvi rallentare
e non avete mai niente da dire perchè non sapete ascoltare.
E quanto dolore gratuito, gettate per il mondo
invece di nuotare voi bestemmiate sul fondo

Io sono un vigliacco, non mi regge il cuore
ho troppo da fare..... devo far crescere un fiore!


Voi fareste qualsiasi cosa pur di farvi una reputazione
e vi piace circondarvi di gente che vi da ragione
Il sangue, il mio sangue, non vi ha fatto mai impressione
il sangue dalle mani voi lo togliete col sapone

Io sono un vigliacco, non mi regge il cuore
ho troppo da fare..... devo far crescere un fiore!


Sono fragile di dentro e voi lo sapete bene
e mi provoca sgomento osservarvi tutti insieme
azzannarvi furibondi per vedere chi è più forte
pronti a violentare la vita, travestendovi da morte

Io sono un vigliacco, non mi regge il cuore
ho troppo da fare..... devo far crescere un fiore!


Voi non ci crederete, ma mi fate tenerezza
perchè la mano più forte dimentica la carezza
Quindi vi lascio alla vostra serena mattanza
non vi sarà di peso la mia presenza

Io sono un vigliacco, non mi regge il cuore
ho troppo da fare..... devo far crescere un fiore!
Sono un vigliacco e non vi porto rancore
ho ben altro da fare.....devo nascondervi un fiore!


E gridate, gridate, gridate, sai a me che me ne importa...
e parlate, parlate, io fingerò di ascoltarvi
per l'ennesima volta

 

Bella canzone no?
é questa la situazione angosciante che si è creata nella mia terra: la locride, tanti eroi, tante brave persone, tanti amici degli amici, vi voglio fare una domanda voi volete essere amici degli amici, o volete far nascere un fiore? io non sono vigliacco, ma voglio far nascere un fiore.
 

 




permalink | inviato da il 22/12/2006 alle 23:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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          persOnal    
  
 Nome:Ferdinando
 Cognome: troppo complicato
Età: 20
   Soprannome: ne ho tanti
 Hobby : musica,lavoro
 Sport preferito: karate 
 A che età la prima volta: 17
 Berlusconi o Rutelli:Bertinotti 
    Genere musicale preferito:  reggae. Ska
Film preferito:I cento passi,
Colore preferito: rosso 
Totti o Del Piero: nessuno dei due
Fiore preferito: non lo posso dire
Global o no Global: No Global

Colore di occhi preferito: celeste

Hai mai tradito: NOOOOO!!!!
Ti sei mai ubriacato?: ah voglia!!!

Attore preferito: Luigi Lo Cascio

Mai visto un film porno: certamente 

Musica italiana o estera: italiana
Con quante donne sei stato a letto: chi se lo ricorda
 Mai fatto un'orgia: no

Materia preferita:Filosofia politica
 
Faresti scambio di coppia: no, ma x ki m’hai preso??

Mai fatto sull'erba: si
Mai fumato una canna: si

Quando l' ultima: vuoi sapere troppo

Mai fatto in macchina: no
Chi è il tuo idolo: vladimir lenin
Sposeresti un/a musulmano/a: si
Mai fatto in acqua: no
Fai sesso orale: no, solo scritto

Toldo o Buffon: Buffon

 Un tuo pregio:sono sempre sereno 

Sharon o Arafat: Beh, Arafat

 Che personaggio storico avresti voluto conoscere:Garibaldi, Gramsci, Togliatti, Lenin, Stalin

A favore o contro l' aborto: Contro

La persona che ti è piu' antipatica:non te lo dico
A favore o contro l' eutanasia: a favore
 Un tuo difetto: parlo molto 

Romantico o razionale: romantico

Ti piace il Grande Fratello: no

Mai fatto nel letto dei tuoi: No

Città preferita: Genova

Credi nell'amore a prima vista: No
Canzone preferita: non esiste una canzone preferita

Cosa non sopporti nella gente:ipocrisia e falsità
Credi in Dio: assolutamente no

Destra o sinistra: SINISTRA
Sei coerente: solo gli stupidi non cambiano mai idea

Mai cambiato idee politiche: No
La cosa che ti interessa  di piu': essere libero







IL CANNOCCHIALE